
MAI GIUDICARE UN LIBRO DALLA COPERTINA.
Come si suol dire, mai giudicare un libro dalla copertina. Devo ammettere che questa frase fatta/ insegnamento di vita matcha particolarmente bene con il romanzo in questione, per cui, se avessi dovuto affidarmi solo ed esclusivamente al gusto estetico della copertina (vi lascio la foto in basso), non ci sarebbe stata possibilità alcuna di essere letto. E sarebbe stato un grande peccato. Note grafiche a parte, "Quella volta che mi sono ubriacata e ho salvato un demone", è un fantasy auto-conclusivo dalle vibes cozy, senza troppe pretese, che tuttavia svolge bene il proprio lavoro. Come si suol dire (di nuovo, lo so), minimo sforzo massima resa.
UNA COPERTINA INGANNEVOLE
UNA MISSIONE MOLTO POCO EROICA
Questo romanzo non vi offrirà trame intricate o un worldbuilding particolarmente strutturato: la sua forza risiede soprattutto nelle personalità eccentriche dei personaggi, la cui caratterizzazione viene già evidenziata a partire dai loro nomi. La protagonista è infatti Cinnamon Hotpepper, la quale vive in una villaggio molto tranquillo, svolgendo chissà quale famigerata professione, se non quella di coltivatrice di spezie. Cin è una ragazza semplice: per una volta incontriamo una protagonista femminile che non hai manie di grandezza, che non sogna di distruggere/salvare il mondo, ma che auspica a una vita tranquilla, passata a ubriacarsi durante le feste di paese e a mangiare il formaggio prodotto dall'amica Brie. Ovviamente le sue illusioni verranno fatte a pezzi dall'incontro con un affascinante demone, sfuggito a quello che nel libro viene chiamato il " Cancello di Volsog". Si tratta di una specie di prigione in cui tutte le cretaure demoniache e mostruose vengono rinchiuse per salvaguardare la popolazione umana. Tale protezione è fornita da una dea di nome Myva, in parole povere, una stronza.
La nostra non-eroina partirà per un'impresa all'insegna dell'avventura insieme al nostro demone dagli addominali scolpiti e come potrete immaginare tra i due scoccherà l'amore. Il piano che devono seguire è molto semplice, diviso in tre tappe, il che permette di seguire la narrazione in modo fluido e ordinato. Come dicevo, niente di ché a livello di trama: l'autrice ha preso le varie tappe del viaggio dell'eroe di Vogler e le ha inserite senza andare troppo per il sottile nel suo romanzo. E posso essere onesta? Bene così.
Quello che rende divertente la storia sono quindi i dialoghi tra i vari personaggi, carichi di battute e situazioni imbarazzanti che, devo essere onesta, non mi hanno mai cringiato. Leggere questo libro è stato per me come assaporare una ventata di normalità dopo mesi in cui mi sono imbattuta in romanzi pretenziosi che hanno lasciato molto a desiderare.
LA SENTENZA DELLA REGINA
Quella volta che mi sono ubriacata non è di certo il libro della vita, ma di sicuro è un'ottima lettura estiva da portare sotto l'ombrellone. Non so se l'intento dell'autrice fosse quello di mettere un po' in ridicolo tutti quelli che sono gli stereotipi e i cliché dei romantasy, in tal caso, missione compiuta. Finalmente. Non posso che chiudere questa recensione con la solita nota di merito. Questa volta la menzione d'onore va ai personaggi secondari: anche loro ben caratterizzati, simpatici e con quel tocco di volgarità che li rende molto più credibili. La mia preferita? Usha, senza ombra di dubbio!
In conclusione di questa breve recensione, che credo rispecchi appieno il romanzo, non posso che consigliarvi assolutamente questa lettura se cercate una rom-com divertente e leggera, capace anche di affrontare tematiche importanti come il pregiudizio verso il diverso e la volubilità della fede. Il mio voto è un 7,5/10.
LA SENTENZA È STATA PRONUNCIATA.
