
NOT FOR BEGINNERS.
Not for begginers.. The Jasad Heir è un fantasy dal world bulding molto complicato e dalle atmosfere alla "notti d'oriente". L'universo creato dal Hashem è intricato, non solo dal punto di vista della geografia -cinque regni Omal, Nizhal, Orban, Lukub e Jasad attraversati da un fiume che li collega, l' Hirun e da una foresta spaventosa che ne delimita i confini- ma anche e sopratutto per la quantità di informazioni che ci vengono fornite circa la loro storia, le loro tradizioni e le guerre che hanno prodotto quella che è l'odierna gerarchia, con il Nizhal in testa. Questo è sicuramente uno dei mondi meglio costruiti che abbia letto da tempo: nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio combacia perfettamente con il successivo. Per rendere possibile una tale resa è stato necessario implementare diversi pezzi un grande puzzle che, ai poco avvezzi al genere fantasy, potrebbero risultare ostici da seguire e incasellare -specie perché a volte i nomi di battaglie, regni, personaggi mitologici sembrano assomigliarsi un po' tutti. Si, è un po' alla Geogre R. R. Martin style. Ma passiamo alla trama molto in breve: la nostra protagonista, Sylvia, vive sotto mentite spoglie da anni, sempre a un passo dal lasciare il proprio villaggio in Omal, per sfuggire alle guardie di Nizhal. Quelle stesse guardie che hanno massacrato la sua famiglia, all'epoca alla guida del Jasad e che hanno distrutto l'intero regno riducendolo a delle Terre Arse. Il motivo? Apparentemente per eliminare la potente magia che i Jasadi erano in grado di esercitare, in realtà nel corso del libro Sylvia (o Essiya, il suo nome Jasadi) si renderà presto conto che la sua mente è un labirinto di specchi che riflettono solo i ricordi che lei stessa vuole conservare. Ma parliamo più approfonditamente di questa ragazza. Quello che mi è piaciuto particolarmente è che a differenze delle solite eroine pronte a sacrificare ogni cosa per i loro ideali, a dare la vita per salvare il loro popolo, Sylvia non è così. Si tratta di un personaggio che per la maggior parte del libro è estremamente egoista. Dopo aver passato le pene dell'inferno è solo interessata a salvarsi la pelle ed è pronta a tutto pur di ottenere la libertà che tanto le è mancata, arrivando addirittura a stringere un patto e a "lavorare" per il figlio dell'aguzzino della sua famiglia. Si innamorerà di lui? OVVIO. Ma anche in queste circostanze Sylvia metterà sempre se stessa al primo posto. Secondo me è un personaggio credibile, con un passato doloroso alle spalle, che giustifica le sue scelte. L'ho già detto che soffre di disturbo post traumatico da stress? Nel caso decideste di leggere il libro, capirete perché e come, questa diagnosi, seppur non esplicitata nel racconto, sia estremamente veritiera.
UN MONDO DA DECIFRARE
ARIN, IL TORNEO E LA SENTENZA
Il suo love intrest, Arin, invece, mi ha convinto meno. Lui è il copia e incolla di qualsiasi macho di cui abbiamo letto. Ruvido, prepotente e ossessivo fuori, ma dolce e tenero dentro; il tutto corredato da un passato difficile e con le sue belle daddy issue. Probabilmente è lui a innamorarsi per primo di Sylvia, ma, essendo di fatto uno slow burn, la tensione tra i due culmina solo alla fine. L'incontro tra Arin e Sylvia non è assolutamente casuale: lui sta cercando il suo campione e di fatto il campione del Nizhal, per il torneo dell'l’Alchala, imbattendosi così in questa ragazza che sin da subito promette di essere qualcosa di tanto straordinario quanto pericoloso. I due si usano a vicenda, ognuno per realizzare i propri intenti. Tra un segreto, una bugia e qualche attacco frontale, sboccia l'amore. Forse. Per quanto riguarda invece i personaggi secondari, non ho menzioni d'onore da fare. Sono un po' il grande cliché a cui ci siamo abituati, l'amico leale, sarcastico, sempre con la battuta pronta e l'amica dolce, premurosa, disposta a tutto pur di aiutare Sylvia, senza mai chiedere nulla in cambio. In conclusione, The Jasad Heir non è un romanzo che presenta particolari difetti, la storia come dicevo è ben congegnata, senza buchi di trama o dettagli fuori posto. Tuttavia, devo essere onesta, non mi ha appassionato. Non sono stata travolta da quel binge reading che di solito si impossessa del mio corpo, motivo per cui ci ho messo quasi un mese a terminarlo. A onor del vero, prima che trama effettivamente si metta in marcia ci vuole un po' di pazienza, che non sempre è un male, poiché l'autrice preferisce mettere sin da subito tutte le carte in tavola e poi distribuirle ai vari giocatori e francamente va bene così. Non avendo particolari note negative da evidenziare ma allo stesso tempo non avendolo amato alla follia, il mio voto generale è un 8 pieno.
LA SENTENZA È STATA PRONUNCIATA.
