
LA PRIMA PAROLA? CONFUSIONE.
La prima parola che assocerei a questa lettura è confusione. . Sì, perché l'impressione generale che mi ha lasciato The Book of Azrael è un disorientamento costante, dovuto principalmente a un worldbuilding caotico e macchino. Secondo il mio modesto parare, in un fantasy il lettore ha bisogno di punti di riferimento chiari, di una bussola, soprattuto se il mondo è inventato da zero. Quindi, ciò significa che gli vanno forniti alcuni strumenti per orientarsi: un sistema magico coerente (anche se fantastico), delle regole interne e, magari, una mappa.
UN WORLDBUILDING SENZA BUSSOLA
Ecco, cominciamo da qui: la mappa non esiste. Neanche un disegnino abbozzato su un tovagliolo. E quindi, quando vengono citati nomi come Onuna, Rashearim, Silver City, Ecleon, il lettore che dovrebbe fare? Intuirne la geografia con il pendolino?
Ma siccome sono qui al vostro servizio, vi regalo io una sintesi del worldbuilding – che, per scrupolo, ho dovuto ricostruire rovistando nei meandri di Internet, dove tra l’altro non tutti i siti sembrano concordare sui dettagli. Già questo dovrebbe farvi capire quanto fosse semplice seguire il filo narrativo...
Contesto: mille anni prima degli eventi narrati nel libro, gli dèi di Rashearim — il regno divino — si affrontarono in una sanguinosa guerra per il potere. Le loro creazioni, i celestiali, presero parte al conflitto, alimentando una spirale di rovina che culminò con la distruzione del pianeta stesso. Ma non finì lì: a seguito dello scontro, vennero imposti sigilli magici che chiusero definitivamente i varchi tra i reami, separandoli per l’eternità.
I detriti del pianeta cadono su Onuna, provocando una peste letale che uccide quasi tutta la famiglia di Dianna Martinez, la nostra protagonista. Per salvare la sorella, Gabby, anche lei afflitta dal morbo, Dianna stringe un patto con un Ig’Morruthen (mostro dell’Altromondo), Kaden, che la trasforma in una macchina da guerra immortale al suo servizio. In pratica: poteri enormi in cambio della sua libertà.
Letta così? L’idea non è affatto male. Multiversi, regni sigillati, magia, dannazione... un cocktail potenzialmente esplosivo. Ma – e qui arriviamo al punto – l’esecuzione è disastrosa. Sembra che l’autrice abbia deciso di buttare dentro tutto ciò che le veniva in mente: dèi, vampiri, licantropi, creature d’ombra, entità celestiali, mostri infernali, sangue magico, spade leggendarie, resurrezioni, e pure un pizzico di trauma romantico. Un'accozzaglia.
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PERSONAGGI, TRAMA E NODI
E se il mondo scricchiola, i personaggi non fanno nulla per salvare la baracca.
Dianna, infatti, è la classica badass girl tutta sarcasmo, fuoco e ferocia, che ormai troviamo in ogni singolo romantasy degli ultimi dieci anni e io personalmente, inizio ad averne abbastanza. Unica nota salvabile? Il legame con la sorella Gabby. Trito, sì, ma almeno ha un senso e un minimo di spessore emotivo.
Liam (alias Samkiel) è un disastro ambulante. Il solito tipo muscoloso, silenzioso, tormentato, con un passato tragico alle spalle e un’energia oscura che gli bolle dentro. In pratica: non parla, ringhia, e tutti si innamorano lo stesso. Certo, i traumi li ha pure lui, e ci sta. Ma dopo ottocento pagine in cui si contorce per il senso di colpa e la sua terribile potenza distruttiva, il lettore ha solo voglia di dirgli: Liam, basta. Respira. Vai in terapia.
Ecco, esasperante è proprio la parola giusta per descrivere questo libro. Ogni sentimento, ogni scena, ogni pensiero, viene amplificato all’inverosimile, fino allo sfinimento. È come se l’autrice temesse che il lettore non abbia capito, quindi lo ripete. Poi lo ripete ancora. E poi ancora.
Il rapporto tra Dianna e Liam è ovviamente tossico (ma chi siamo noi per giudicare?). Tuttavia, punto a favore, il trope enemies to lovers funziona abbastanza. Anche se, diciamocelo, i due protagonisti sono simpatici quanto un'unghia incarnita.
Una cosa che mi ha fatto ridere? Liam viene chiamato per tutto il libro “lo Sterminatore di Mondi” – titolo che non lascia molto spazio all’interpretazione – ma tutti lo venerano come se fosse l’eroe della situazione. Quando Dianna scopre che ha davvero distrutto un mondo, rimane scioccata. Sì, Dianna. Tu che hai passato la vita a fare a pezzi esseri umani su ordine di Kaden, proprio tu ti scandalizzi? Suvvia.
Insomma, la trama, una volta compreso lo scenario, è semplice: il padrone di Dianna vuole recuperare un antico artefatto, il Libro di Azrael, che si dice contenga il modo per riaprire i regni sigillati. Liam, nel ruolo del paladino celestiale, deve fermarlo e trovarlo per primo. Tutto qui.
Sulle questioni tecniche – stile, struttura, coerenza interna – evito di infierire. Sembrerebbe di sparare contro la croce rossa..
LA SENTENZA DELLA REGINA
In conclusione, non mi sento di consigliare questo libro. Né se siete fan incalliti del romantasy, né – e soprattutto – se vi state avvicinando ora al genere. In quel caso, davvero: iniziate da altro, ci sono titoli infinitamente più riusciti (The Bridge Kingdom, per esempio)
Dato tutto questo pippone, non posso che dare un'insufficienza a questo libro, che chissà, magari, con i prossimi volumi (è il primo di una pentalogia), riuscirà a riprendersi.
Un 5,5 mi sembra così il voto più adatto per un libro che ha del potenziale, ma che purtroppo non si applica
LA SENTENZA È STATA PRONUNCIATA.
