RECE NON RICHIESTA DI

THE NIGHT PRINCE

DI LAUREN PALPHREYMAN
Copertina di Night Prince

Meglio di quanto mi aspettassi.

Meglio di quanto mi aspettassi. The Night Prince, secondo volume della saga The Wolf King, per me è decisamente il più riuscito dei due.

DOVE ERAVAMO RIMASTI

[SPOILER SE NON AVETE LETTO IL PRIMO]

Ci eravamo lasciati con un plot twist importante: Aurora viene morsa dal re dei lupi e, così facendo, si risveglia in lei il gene del licantropo ereditato dalla madre.

PERSONAGGI, SEGRETI E SENTIMENTI

Devo ammettere che l’inizio del libro mi è sembrato un po’ lento. Non capivo fino in fondo dove la storia volesse andare a parare e, a tratti, ho avuto quasi l’impressione che nemmeno l’autrice lo sapesse con precisione. Ci troviamo infatti a Lowfell, la fortezza di Blake, dove inizialmente accade il nulla: il legame tra l’alfa e Aurora sembra rivelarsi più profondo del previsto, Callum teme di ferire il “piccolo fiore” di Aurora ed entrano in scena nuovi personaggi secondari, alcuni davvero intriganti, che contribuiscono alla nascita di nuove alleanze. La storia comincia davvero a ingranare superata la prima metà del romanzo, in particolare dopo la notte di luna piena, quando tutti si aspettano la trasformazione di Aurora, che però, misteriosamente, non avviene. Inoltre, dopo la morte di Sebastian, entra in scena un nuovo acerrimo nemico: questa volta molto più minaccioso e con una missione chiara da portare a termine. Questo elemento rende la narrazione più scorrevole e dà alla storia una complessità maggiore rispetto al primo volume, in cui il conflitto si riduceva sostanzialmente a un generico “uomini contro lupi”.

La parte migliore del libro, per me, è l’approfondimento del passato dei protagonisti, da cui emergono segreti e verità nascoste (anche se, personalmente, molte mi erano sembrate abbastanza intuibili). Questo lavoro di scavo, però, aiuta a delineare meglio non solo la psicologia dei personaggi, ma anche le dinamiche che li uniscono. La storia che ho trovato più interessante è senza dubbio quella di Blake, che culmina in un vero colpo di scena, e questa volta posso dirlo senza esitazioni: non me lo aspettavo affatto.

Un altro punto di forza del romanzo è lo sviluppo di Aurora. Di solito non sono una grande fan delle eroine di questo tipo di libri: spesso le trovo poco credibili, poco convincenti e costruite tutte con lo stampino. Lei, invece, in diversi momenti mi ha fatto davvero tanta tenerezza, e capisco sinceramente anche i dubbi che ogni tanto nutre nei confronti del suo rapporto con Callum.

Il triangolo amoroso mi è sembrato strutturato quasi come quello di The Vampire Diaries: Callum, un po’ come Stefan, rappresenta il fidanzato perfetto sulla carta; Blake, invece, risulta molto più intrigante e magnetico. Effettivamente comprendo perché Aurora non si senta trattata da Callum come una sua pari: diciamocelo, lui soffre decisamente della sindrome della crocerossina. Blake, al contrario, nel bene e nel male, la considera alla sua altezza, la rispetta, e questo rende il loro rapporto molto più interessante.

Per il resto, una volta avviata, la storia scorre bene. Questa continua ricerca di spiegazioni tiene incollati alle pagine, non tanto per scoprire il grande segreto in sé, quanto piuttosto per capire come l’autrice abbia deciso di svilupparne le conseguenze. Anche il finale mi ha sinceramente sorpresa, quindi sono davvero curiosa di leggere il terzo e ultimo volume.

LA QUESTIONE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Ma veniamo ora a quello che, forse, è il vero tasto dolente: per tutto il libro mi sono chiesta una cosa, "ma è stato scritto con l’AI?"

Non so se sia colpa dei continui video sui social che affrontano questo argomento, ma la struttura delle frasi e la punteggiatura mi hanno fatto sorgere il dubbio più di una volta. Il romanzo sembra procedere con un ritmo serratissimo, quasi come se tutte le scene fossero costruite in sequenza cinematografica, una dopo l’altra, lasciando pochissimo spazio a descrizioni, pause o riflessioni.

Detto questo, posso essere onesta?

Anche se fosse, sti cazzi.

Lo so, potrebbe essere considerata un’opinione impopolare, soprattutto in un momento in cui il firmamento dei social è costellato dai paladini della giustizia editoriale (che poi magari leggi come scrivono e ti chiedi davvero perché non abbiano fatto ricorso all’AI) ma io, onestamente, non ci trovo nulla di male.

L’idea alla base del libro è buona, la storia, pur nella sua semplicità, mi ha intrattenuta.

Per questo mi riesce difficile comprendere chi sostiene: “Non pago 20 euro per un libro non scritto da una persona”. Perché, alla fine, a te, concretamente, che differenza fa?

Io valuto un libro in base a quanto mi è piaciuto, a quanto mi sono affezionata ai personaggi, alla solidità della trama. Se ritrovo, come in questo caso, tutti questi elementi funzionanti, preferisco non farmi troppe domande. Anzi: brava lei, se davvero è riuscita anche a farsi pubblicare.

Consiglio personale: scendiamo un po’ tutti dai piedistalli su cui ci siamo messi da soli e torniamo a scrivere per noi stessi, utilizzando storie, forme e strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. So bene che il dibattito potrebbe essere molto più ampio, ma, nel mio piccolo, questa è la mia opinione.

Anche quando Fontana presentò i primi tagli sulla tela, in molti sostenevano che quella non potesse essere considerata arte. Eppure…

L’avversione al progresso non ci ha mai portati da nessuna parte e, secondo me, questo accanimento è spesso solo il sintomo di una profonda insicurezza (assolutamente comprensibile, sia chiaro)

LA SENTENZA DELLA REGINA

Benissimo: dopo esservi sorbiti questa sbobina infinita sull’AI sì e AI no, vi lascio con il voto del libro, che, come ho già ripetuto, ho trovato più che dignitoso e sicuramente migliore di molti altri prodotti 100% human intelligence.

Il mio voto, quindi, è un 7 pieno.

IL MIO VOTO7/10

LA SENTENZA È STATA PRONUNCIATA.