RECE NON RICHIESTA DI

IL FAMIGLIO

DI LEIGH BARDUGO
Copertina di Il famiglio

FINALMENTE UN’AUTRICE FANTASY CHE SA SCRIVERE!

Il famiglio è il primo romanzo che leggo di Leigh Bardugo, un’autrice ormai affermata a livello internazionale grazie al suo Grishaverse. Devo ammettere che dopo aver terminato questo libro, ne comprendo il fascino, finalmente un'autrice fantasy che sa SCRIVERE! (Per nulla scontato, 100 punti a Grifondoro). Ma cosa intendo? Lo stile di scrittura è estremamente fluido, elegante senza troppi fronzoli o cornicette strane è diretto, preciso. L'arguzia dell'autrice ci nota anche in come riesce a scrivere ragionamenti brillanti e sottintesi. Riesce secondo me, a fare una delle cose più difficile per un autore, soprattutto per i fantasy, ovvero a far cogliere il suo pov, senza mai esprimersi direttamente, sempre in maniera velata ma estremamente efficace. Nota di merito anche alla traduzione italiana davvero ben curata, la quale agevola di molto la fruizione della narrazione.

QUESTIONE DI SCRITTURA

Ultima considerazione e poi giuro che interrompo il pippone sulla parte tecnica che non importa mai a nessuno (secondo me è fondamentale valutare la qualità di un romanzo interrogandosi anche su questi aspetti). Va fatto un plauso alla struttura dei capitoli, sapientemente pensati per essere brevi. Devo dire che quuesto aiuta tantissimo, soprattutto nei momenti in cui la narrazione tende a rallentare. Faccio una nota specifica a riguardo perché soprattutto la prima parte l'ho trovata un po' noiosa e mi stava mandando in blocco. Ma vi assicuro che superata la prima metà, le cose migliorano alla grande.

NELLA MADRID DELL’INQUISIZIONE

Il vero punto forte del libro, secondo me, è l’ambientazione.

Ci troviamo in una Madrid del tardo Cinquecento, sotto il controllo opprimente dell’Inquisizione spagnola. Bardugo riesce a restituire con precisione e intensità quel clima di terrore e sospetto, dove anche il più piccolo gesto poteva condurre a un rogo.

Le descrizioni non sono mai didascaliche ma estremamente evocative: dalle viuzze anguste ai palazzi aristocratici decadenti, dalle piazze brulicanti di occhi indiscreti fino agli antri oscuri delle prigioni inquisitoriali. Inoltre, per rendere ancora più credibile la componente storica, l'autrice inserisce dei personaggi realmente esititi all'epoca come Antonio Pérez e Lucrecia de León, il che dona ulteriore spessore e ancoraggio alla realtà.

MAGIA E PERSONAGGI

Ma passiamo alla parte più interessante: Luzia e i suoi refran.

In una Spagna cattolica fino al midollo, qualsiasi altra religione viene ripudiata, per cui, la nostra protagonista, Luzia, una sguattera in una famiglia una volta benestante, ora caduta in disgrazia, ha dovuto convertirsi e nascondere le sue origini ebraiche. Tuttavia, Luzia non ha rinnegato proprio tutto ciò che la lega al suo passato di judea, c'è una parte di lei, che la rende speciale.

Nel suo cuore vive ancora il ricordo della madre, delle sue parole e delle antiche preghiere trasformate in magia. È proprio attraverso questi refran, brevi filastrocche sussurrate con fede e speranza, che Luzia riesce a compiere piccoli prodigi come salvare un pane bruciato, È una magia intima, domestica, che nasce dalla lingua, dalla memoria e dall'istinto di sopravvienza.

La trama in sé non presenta elementi rivoluzionari - giochi di potere, donne usate come pedine, tornei per dimostrare il proprio valore, desiderio di autodeterminazione, e il sempre attuale monito che la magia ha un prezzo. Ma la forza del romanzo sta più nell’atmosfera e nei personaggi che nell’intreccio.

Tra i personaggi, pur apprezzando Luzia (che a tratti mi sta anche parecchio simpatica, eh), colui che brilla è Santángel, el alacrán. Non voglio spoilerarvi troppo, perché la sua storia merita di essere scoperta passo dopo passo, ma vi dico solo questo: anche i cuori più avvizziti possono ricominciare a battere. Santángel è un personaggio che incarna il tormento, il mistero e il riscatto, e ogni scena con lui è carica di tensione emotiva e significato.

Chiudo con una menzione d’onore (non posso farne a meno): Valentina, la padrona di Luzia. Un personaggio apparentemente secondario ma che si ritaglia uno spazio tutto suo. Una donna dura, sola, che non ha mai conosciuto l’amore, ma che alla fine — in silenzio, senza clamore — impara ad amare. E tanto basta.

LA SENTENZA DELLA REGINA

Quindi, tiriamo le somme. Il famiglio è un libro che mi sento di consigliare assolutamente, soprattutto se amate le ambientazioni storiche ben ricostruite. Come genere, nello specifico lo possiamo quindi classificare come realismo magico.

Il mio voto? Un 8 pieno

IL MIO VOTO8/10

LA SENTENZA È STATA PRONUNCIATA.